Flebite - Cause, Sintomi e Cura

Flebite – Cause, Sintomi e Cura

Con il termine flebite si deve intendere la presenza di una trombosi, ossia di un coagulo di sangue, a livello di una vena superficiale che ne chiude il lume, impedendo al sangue di passare. Tale termine è spesso usato in maniera impropria, anche dai medici stessi, per definire la comparsa di una zona arrossata (chiamata eritema)  a livello della pelle degli arti superiori o inferiori. Infatti esistono altre malattie, come ad esempio semplici infezioni della pelle, che possono causare un eritema cutaneo, senza che vi sia una trombosi di una vena superficiale.

Inoltre, da un punto di vista scientifico, il termine flebite, come anche i termini tromboflebite e varicotromboflebite, non dovrebbero essere più usati. Bisognerebbe usare solo il termine Trombosi Venosa Superficiale (TVS), dove l’evento patologico principale è la formazione di un trombo all’interno di una vena superficiale, spesso accompagnato dalla presenza di una reazione infiammatoria.

Quindi una credenza da sfatare, riguardo al termine flebite, è quella di pensare che essa sia una semplice infiammazione e/o infezione di una vena e che quindi basti trattarla solo con antinfiammatori o antibiotici. Come già detto si tratta di una vera e propria trombosi di una vena superficiale in cui è presente anche una reazione infiammatoria dei tessuti cutanei attorno alla vena che causa eritema e dolore.

Quando la trombosi interessa il circolo venoso profondo si parla invece di trombosi venosa profonda (TVP), una malattia ben più pericolosa e che richiede un’attenzione e terapie più importanti.

Ecco cosa troverai in questo articolo:

 

QUALI SONO LE CAUSE?

Le trombosi venose superficiali sono dovute all’attivazione anomala del sistema della coagulazione con la conseguente formazioni di un coagulo di sangue all’interno del lume di una vena. Il sistema della coagulazione ha come scopo quello di limitare ed arrestare le perdite di sangue, quando ci feriamo o dopo un trauma importante. Se però esso si attiva per altre cause, può portare alla formazione di coaguli, detti trombi, all’interno di un vaso e quindi di una vena nel nostro caso.

I fattori che possono portare all’attivazione del sistema della coagulazione sono svariati.

In primo luogo occorre distinguere le trombosi venose superficiali su vene dilatate, le cosiddette varici, e le flebiti su vene non dilatate ossia apparentemente sane.

Infatti mentre nel primo caso si ha un “ristagno di sangue” che può portare ad una reazione “infiammatoria” delle pareti delle vene con successiva attivazione della cascata coagulativa e formazione del trombo, nel secondo caso è spesso difficile trovare la causa che ha determinato una sorta di “infiammazione”  della parete del vaso che a sua volta porta alla formazione del trombo. Oltre il 60% delle trombosi venose superficiali si sviluppano comunque in persone con varici.

Generalmente le flebiti su vene sane possono essere secondarie a un trauma a livello di un vaso, oppure secondarie a malattie neoplastiche (soprattutto ematologiche), malattie autoimmunitarie (ossia malattie dove il sistema immunitario “impazzisce” distruggendo i nostri organi) o a gravi infezioni. Inoltre esistono delle mutazioni genetiche che aumentano il rischio di sviluppare delle trombosi venose, sia superficiali che profonde.

Le trombosi venose superficiali si sviluppano solitamente a livello degli arti inferiori e raramente a livello degli arti superiori. Le trombosi venosi superficiali agli arti superiori sono quasi sempre secondarie a infusione di farmaci che possono causare un danno a livello della parete venosa con conseguente attivazione del sistema della coagulazione. Anche la semplice presenza di una cannula o catetere all’interno di una vena possono causare la trombosi della vena stessa.

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COME SI PRESENTA UNA FLEBITE

La trombosi venosa superficiale si presenta come una struttura cordoniforme dura e dolente, lungo il decorso di una vena superficiale. Il dolore può essere spontaneo o solo quando la zona interessata viene toccata. La pelle appare arrossata e calda.

Nel caso di varici si osserverà la presenza di noduli duri, arrossati, caldi e dolenti. Data la presentazione clinica, la diagnosi è solitamente facile.

Occorre però distinguere le trombosi venose superficiali da alcune malattie infiammatorie e/o infettive, quali ad esempio l’erisipela (infezione sostenuta da un batterio, lo Streptococco), la linfangite (infezione del sistema linfatico che drena il liquido degli arti), l’eritema nodoso (malattia infiammatoria della pelle) e le punture d’insetto.

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QUALI ESAMI E’ CONSIGLIABILE ESEGUIRE IN CASO DI FLEBITE?

Nonostante la diagnosi di flebite sia facile, è consigliabile eseguire un EcocolorDoppler venoso, ossia un esame ecografico delle vene associato allo studio del flusso di sangue. Tale esame, oltre a confermare la diagnosi di trombosi venosa superficiale, consente di valutarne l’estensione. Infatti la trombosi può essere presente anche in zone dove la pelle non è arrossata. In particolare occorre verificare se vi è un interessamento della vena grande safena o piccola safena, le due vene principali del circolo venoso superficiale degli arti inferiori che entrano in comunicazione con il sistema venoso profondo. Infatti se vi è anche un interessamento del circolo venoso profondo,  siamo di fronte ad una malattia molto più seria e importante che prende il nome di trombosi venosa profonda.

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Infine occorre escludere che la trombosi interessi le vene perforanti, vene che mettono anch’esse in comunicazione il circolo venoso superficiale e il circolo venoso profondo.

Sapere se vi è un interessamento delle vene safene o delle vene perforanti è importante perché tali condizioni richiedono un controllo più attento in quanto il rischio di interessamento del sistema venoso profondo è maggiore.

Nel caso di trombosi venose superficiali su vene non varicose, soprattutto se la trombosi si ripete una seconda volta, il medico, dopo aver valutato la vostra storia clinica, potrà decidere se eseguire ulteriori accertamenti, per escludere la presenza di alterazioni del sistema della coagulazione che aumentano il rischio di trombosi (una patologia chiamata trombofilia) o di altre malattie che possono a volte provocare anche delle trombosi venose.

 

TERAPIA DELLE TROMBOSI VENOSE SUPERFICIALI

Lo scopo della terapia delle flebiti è quello di evitare l’estensione della trombosi sia a livello di altre vene superficiali ma soprattutto a livello del circolo venoso profondo.

Infatti se la trombosi dovesse estendersi nel circolo venoso profondo vi è il rischio, fino al 20-30%, che una parte di questo trombo si stacchi e arrivi a livello dei polmoni, provocando quella che si chiama embolia polmonare. L’embolia polmonare è una situazione clinica potenzialmente molto pericolosa.

Quindi è importante trattare adeguatamente una trombosi venosa superficiale, soprattutto della grande o piccola safena, per evitare che si trasformi in una trombosi venosa profonda.

La terapia delle trombosi venose superficiali prevede l’utilizzo di farmaci che rendono il sangue più fluido, in quanto riducono l’attività del sistema della coagulazione, associata all’utilizzo di una contenzione elastica.

Attualmente i farmaci utilizzati per “fluidificare” il sangue sono l’eparina a basso peso molecolare (ne esistono diversi tipi) e il Fondaparinux. Tali farmaci vengono somministrati attraverso delle iniezioni sottocutanee come si fa per l’insulina. Le confezioni contengono delle siringhe già riempite con il dosaggio consigliato dal medico, per cui è sufficiente farsi un pizzico sulla pancia ed iniettare nel sottocute il farmaco presente nella siringa. Se compariranno dei piccoli lividi è assolutamente normale. L’importante è non sfregare la zona in cui si è iniettato il farmaco ma piuttosto schiacciare tale zona per ridurre la formazione di questi lividi.

Invece è di fondamentale importanza ricordare che il rischio principale di tale terapia è il sanguinamento. Infatti, essendo il sangue più fluido, in caso di traumi o di ferite, il nostro organismo farà più fatica a controllare una perdita di sangue. Quindi, anche se nella maggior parte dei casi il dosaggio utilizzato per  una trombosi venosa superficiale non è quello massimo, è consigliabile evitare di eseguire attività pericolose o sport che prevedono il rischio di colpi o traumi.

I sanguinamenti possono essere anche spontanei, ossia senza che si verifichino lesioni o traumi, ma il rischio che tali sanguinamenti siano pericolosi è basso.

La durata di tale terapia è mediamente di 3-6 settimane.

 

LA COMPRESSIONE NELLE TROMBOSI VENOSE SUPERFICIALI

La contenzione elastica dell’arto interessato è fondamentale per ridurre il rischio di estensione della trombosi ed evitare che l’arto stesso si gonfi, aumentando il dolore. Tale contenzione è ottenuta attraverso la prescrizione di una calza elastica di adeguata compressione.

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In presenza di importante eritema e/o dolore, prima di utilizzare la calza elastica, il medico potrebbe confezionare un bendaggio con bende all’ossido di zinco, che serve a ridurre l’eritema e il gonfiore in tempi più rapidi. Tale bendaggio viene tenuto per 7-14 giorni e poi sostituito con le calze elastiche.

Se è presente dolore si possono assumere degli antidolorifici ed antinfiammatori.

Molto importante è organizzare un controllo Ecocolordoppler per verificare che la trombosi non si sia estesa e sarà poi in base al risultato di tale esame che verrà deciso con quale trattamento continuare e quando eseguire il controllo successivo.

Molti pazienti con una flebite o una trombosi venosa superficiale si preoccupano di sapere se al primo controllo le vene trombizzate si sono “riaperte”. La ricanalizzazione di una vena trombizzata, come viene definita in ambito medico, è un processo fisiologico che avviene mediante tra 1 mese e 1 anno, ma che potrebbe anche non verificarsi mai. Quindi vuol dire che in alcuni casi una vena trombizzata potrebbe anche non riaprirsi più. In questa occasione, il sangue troverà altre “strade” per risalire verso il cuore.

Quello che è veramente importante è verificare una eventuale estensione della trombosi nel primo periodo dopo la diagnosi, quando il fenomeno trombotico è fortemente attivo.

Una volta risoltasi la fase acuta, poiché più del 60% delle trombosi venose superficiali colpiscono le persone affette da varici, è fortemente consigliabile programmare un intervento chirurgico per rimuovere le varici ed evitare così che si possa verificare un secondo episodio di trombosi venosa superficiale.

In caso invece di trombosi venosa superficiale su vena sane sarà più importante verificare se vi sono delle malattie che possono averla causata.

L’ultimo capitolo in merito alla terapia delle trombosi venose riguarda l’intervento di crossectomia, che può essere eseguito nei casi in cui la trombosi interessi la vena grande safena o la vena piccola safena. Tale intervento consiste nel legare e disconnettere le vene nella zona (detta crosse safeno-femorale) in cui le safene entrano in comunicazione con il circolo venoso profondo. Lo scopo dell’intervento è quello di impedire che la trombosi progredisca verso il circolo venoso profondo, chiudendo proprio la zona di collegamento tra i due circoli. Tale tecnica attualmente non è quasi più utilizzata, se non in casi selezionati, perché l’intervento di crossectomia comunque non impedisce che la trombosi passi al circolo venoso profondo tramite le vene perforanti (vene molto piccole che mettono in comunicazione i due circoli, superficiale e profondo, lungo tutto l’arto inferiore). Infatti, solamente la terapia con le eparine a basso peso molecolare o il fondaparinux, associata alla compressione elastica, possono impedire contemporaneamente che la trombosi si possa estendere al circolo venoso profondo tramite le vene perforanti o la safene. Per tale motivo le linee guida più recenti sconsigliano l’esecuzione di routine dell’intervento di crossectomia.

 

FLEBITE – DOMANDE FREQUENTI

D: Se ho una trombosi venosa superficiale devo stare a letto e non muovermi?

R: No, anzi lo stare a letto aumenta la stasi venosa che a sua volta favorisce la trombosi.

D: Non devo assume nessun antibiotico? La pelle è arrossata, la flebite non è un’infezione?

R: La flebite, o meglio la trombosi venosa superficiale, è un fenomeno trombotico, non un’infezione. Quindi, a meno che la trombosi venosa superficiale sia secondaria ad una infezione, non occorre assumere alcun antibiotico. Anzi l’assunzione impropria di antibiotici aumenta il rischio di sviluppare dei batteri resistenti agli antibiotici.

D: Per quanto tempo devo mettere le calze elastiche?

R: Le calze elastiche vanno indossate da quando ci alza al mattino sino alla sera, quando si va a dormire. E’ consigliabile indossare le calze elastiche sempre, dopo aver avuto un episodio trombotico, soprattutto se si è affetti da varici e non si vuole essere operati. Superata la fase acuta della trombosi sarà possibile utilizzare delle calze con una compressione minore e quindi più facili da indossare.

D: Devo mettere le calze anche durante l’estate quando fa caldo?

R: Si, anzi durante i mesi caldi la stasi venosa, ossia il ristagno di sangue, aumenta. Quindi diventa ancora più importante il ruolo delle calze elastiche in tale periodo dell’anno.

D: Non riesco a sopportare le calze elastiche perché mi fanno diventare i piedi freddi. E’ pericoloso?

R: La sensazione o l’avere i piedi freddi quando si usano le calze elastiche è abbastanza comune. Tranne pochi casi, ciò non è spia di una situazione patologica e tende a diminuire con l’uso abituale delle calze. Solo in caso di malattie della arterie degli arti inferiori potrebbe essere controindicato l’uso delle calze elastiche.