Trombosi Venosa Profonda: Cause, Sintomi e Cura

Trombosi Venosa Profonda: Cause, Sintomi e Cura

Per trombosi venosa profonda(TVP) si intende la formazione di trombosi a livello del circolo venoso profondo.

Il sistema venoso profondo più frequentemente interessato è quello degli arti inferiori e meno frequentemente quello degli arti superiori.

In generale però in tutte le vene profonde del nostro organismo si possono sviluppare delle trombosi venose, quindi anche a livello dell’addome, del torace e del collo, pur con frequenza di gran lunga inferiore.

La trombosi venosa profonda è una patologia importante perché può essere potenzialmente mortale. Infatti i trombi possono staccarsi e, viaggiando nel sistema circolatorio, andare a chiudere i vasi che portano il sangue ai polmoni, impedendo la corretta ossigenazione del sangue.

In tal caso di parla di tromboembolia polmonare (TEP).

 

CENNI DI ANATOMIA

Il circolo o sistema venoso degli arti, il cui compito è quello di riportare il sangue al cuore, è distinto in circolo profondo (che drena circa l’80% del sangue) e circolo superficiale. Questi due circoli sono messi in comunicazione da delle vene che vengono chiamate vene comunicanti o vene perforanti.

Il circolo venoso profondo degli arti inferiori è costituito dalle vene femorali, le vene poplitee e le vene tibiali.

Il circolo superficiale è costituito da due vene principali, chiamate vena grande safena (che va dall’inguine sino alla caviglia lunga la faccia interna dell’arto inferiore) e vena piccola safena (che si va dalla piega del ginocchio sino alla caviglia). A loro volta queste due vene ricevono il sangue da dei rami venosi detti collaterali safenici.

A livello degli arti superiori il circolo profondo è costituito dalla vena succlavia, dalle vena ascellare, dalla vena omerale e dalle vene ulnari e radiali. Il circolo venoso superficiale è costituito principalmente dalla vena cefalica e dalla vena basilica, oltre ai loro rami collaterali.

La vena succlavia di ogni arto si unisce alla vena giugulare interna omolaterale (che si trova nel collo e drena il sangue della testa) per formare le vene anonime.

A livello dell’addome, il circolo venoso profondo è costituito principalmente dalle vene iliache che poi confluiscono a formare la vena cava inferiore che riporta il sangue a livello del cuore.

A livello del torace, oltre alla vena cava inferiore, il circolo venoso profondo è costituito dalle vene anonime che confluiscono a formare la vena cava superiore che riporta il sangue al cuore.

tormbosi venosa profonda anatomia vene arto inferiore

CAUSE E FATTORI DI RISCHIO

La patogenesi della trombosi venosa profonda era già stata descritta nel 1846 da Virchow e comprende la classica triade composta da: danno di parete della vena, stasi venosa ed ipercoagulabilità.

  • Il danno di parete può essere dovuto ad un trauma, ad un intervento chirurgico o ad altre manovre invasive come ad esempio il posizionamento di una cannula nel circolo venoso profondo.
  • La stasi venosa può essere conseguenza ad esempio di un allettamento prolungato, di immobilità o scarsa motilità cronica a causa di malattie invalidanti, o di immobilità temporanea di un arto per la presenza di un gesso o di una stecca.
  • L’ipercoagulabilità, ossia una maggior predisposizione del sangue a formare coaguli, può essere dovuta ad esempio alla presenza di neoplasie, di malattie ematologiche, come la policitemia, o presenza di infezioni importanti. Esistono anche una serie di mutazione genetiche di alcune proteine coinvolte nei meccanismi della coagulazione, che predispongono ad un aumentato rischio di trombosi. In questo caso si parla di trombofilia.

 

Spesso non è possibile trovare una vera causa dello sviluppo della trombosi venosa, per cui si parla di trombosi venosa profonda idiopatica.

Quando invece si trova una possibile causa della trombosi, si parla di trombosi venose profonde secondarie.

Sono comunemente considerate cause e/o fattori di rischio per lo sviluppo di trombosi venosa profonda l’obesità, la storia di pregressa trombosi venosa profonda, le neoplasie, interventi di chirurgia maggiore, l’immobilizzazione prolungata, l’immobilizzazione gessata, i traumi (anche spinali), fratture di femore, fratture di anca, fratture di bacino, fratture degli arti, infezioni severe, malattie ematologiche, assunzione di alcuni farmaci trombogeni.

trombosi venosa profonda

SINTOMATOLOGIA

Il sintomo più caratteristico di una trombosi venosa profonda degli arti è il gonfiore, definito edema, dell’arto interessato. Si tratta di un edema solitamente duro che insorge in breve tempo e che non tende a diminuire ma anzi ad aumentare. Si tratta quindi di un edema diverso dal tipo edema serale che colpisce le persone affette da varici o che compare durante i mesi caldi.

L’edema è, tranne in rari casi, monolaterale.

Spesso l’edema è associato al dolore e alla difficoltà a muovere l’arto interessato. Quindi ad esempio nel caso di una trombosi ad un arto inferiore, la deambulazione sarà difficoltosa per la presenza del dolore.

Inoltre spesso si assiste ad un rigonfiamento delle vene superficiali e in casi rari vi può essere una colorazione bluastra dell’arto.

 

In presenza di dolore toracico, tosse e/o difficoltà respiratoria è possibile che la trombosi venosa abbia già causato un’embolia polmonare.

 

DIAGNOSI DI TROMBOSI VENOSA PROFONDA

Per confermare la presenza di una trombosi venosa a livello degli arti l’esame più utilizzato, essendo molto affidabile, è l’Ecocolordoppler venoso.

ecografia trombosi venosa profonda

Tale metodica non è invasiva, essendo un esame ecografico dei vasi, ed è in grado di visualizzare nel 95-98% dei casi la presenza di un trombo all’interno del vaso venoso e determinarne la sede e l’estensione.

Un altro esame che viene spesso eseguito nel sospetto di trombosi venosa profonda il D-Dimero. Si tratta di un esame del sangue che serve per escludere una trombosi. Ossia tale esame, se negativo, consente di escludere, con probabilità del 98% circa, che un paziente abbia una trombosi venosa. Se invece l’esame è positivo purtroppo non è indicativo di una trombosi in quanto vi sono tante patologie che possono dare dei livelli D-Dimero alto. Ovviamente in un paziente col sospetto clinico di TVP e con D-Dimero positivo è obbligatorio eseguire un Ecocolordoppler. Esistono inoltre dei protocolli diagnostici che prevedono l’utilizzo anche combinato sia del D-Dimero che dell’esame Ecocolordoppler.

 

In casi dubbi, in cui l’Ecodoppler è negativo, può essere eseguita una TC con il mezzo di contrasto.

Tale esame è però più invasivo, perché espone il paziente a delle radiazioni ed al mezzo di contrasto, che può essere in rari casi tossico. Pertanto la TC non viene mai eseguita come primo esame.

Invece nel sospetto di un’embolia polmonare o per escludere una trombosi dei vasi venosi addominali o toracici, la TC con mezzo di contrasto rappresenta il primo esame da eseguire.

 

TERAPIA

La terapia della trombosi venosa profonda si basa sulla somministrazione di farmaci che rendono il sangue più “fluido” per evitare che la trombosi si estenda e che possano formarsi degli emboli che, come gìà detto, possono migrare nel circolo polmonare ed essere potenzialmente mortali.

Quindi tale terapia non serve, come molti credono, per sciogliere i coaguli. Infatti saranno i meccanismi fisiologici del nostro organismo che scioglieranno con il tempo i trombi che si sono formati.

Esistono diversi farmaci che rendono fluido il sangue:

  • L’eparina non frazionata da somministrare per via endovenosa. Si tratta di una terapia che può essere praticata solo in regime ospedaliero. Tale terapia non viene ormai quasi più usata per trattare una trombosi venosa profonda. Tale farmaco viene somministrato per pochi giorni per poi passare ai farmaci anticoagulanti orali;
  • L’eparina a basso peso molecolare ( es. enoxaparina, nadroparina calcica). Questi farmaci vengono somministrati per via sottocutanea acquistando in farmacia delle siringhe già pronte. Si tratta di una terapia che consente di non ricoverare il paziente. Tali farmaci solitamente vengono somministrati per alcuni giorni per poi passare ai farmaci anticoagulanti orali;
  • Fondaparinux. Agisce come le eparine a basso peso molecolare e viene somministrato anch’esso per via sottocutanea, acquistando in farmacia della siringhe già pronte
  • Gli anticoagulanti orali, definiti comunemente con l’acronimo TAO (acecumarolo, warfarin). Si tratta di farmaci da assumere per bocca. Il dosaggio non è standard ma stabilito controllando, con degli esami ematici, un determinato parametro della coagulazione. Pertanto con questa terapia sarà necessario eseguire dei periodi controlli degli indici della coagulazione;
  • I nuovi anticoagulanti orali, definiti comunemente con l’acronimo NAO (rivaroxaban, dabigatran, apixaban). Si tratta di farmaci di nuova introduzione che, rispetto agli anticoagulanti orali, non richiedono alcun controllo degli indici della coagulazione. Attualmente questi farmaci possono essere prescritti solo con uno specifico piano terapeutico.

 

La durata della terapia può variare dai 3 mesi a 12 mesi, salvo casi particolari, in cui la terapia deve essere continuata a vita.

Sarà il medico a stabilire, in basi a diversi elementi, per quanto tempo andrà continuata la terapia.

In caso di trombosi agli arti inferiori sarà necessario indossare una specifica calza elastica che verrà prescritta dallo specialista.

flebite trombosi venosa superficiale calza elastica

La calza elastica, oltre che a risolvere l’edema dell’arto, serve anche per impedire la stasi venosa a lungo termine, responsabile della comparsa di quella che viene definita Sindrome post-trombotica.

Tale sindrome può portare nel tempo alla comparsa di edema cronico, alterazione della colorazione della cute ed ulcere alla gambe. Pertanto è fondamentale un corretto uso della calze elastica.