Radiofrequenza: l’ablazione delle vene varicose

Il trattamento endovenoso mediante radiofrequenza dell’insufficienza venosa consiste nel provocare la chiusura della vena grande safena attraverso l’utilizzo di una sonda, introdotta all’interno della vena, che produce del calore che danneggia la parete venosa.

La radiofrequenza, definita spesso con l’acronimo RF, attraverso l’obliterazione della vena grande safena, ha come obiettivo quello di impedire il ristagno di sangue nelle vene superficiali dell’arto inferiore.

I risultati, come dimostrato da alcuni studi, sono incoraggianti per cui la termoablazione per radiofrequenza è considerata sicura ed efficace nel trattamento della malattia varicosa dovuta ad insufficienza della vena grande safena.

A differenza del trattamento endovenoso con fibre laser, diversi operatori non consigliano il trattamento con radiofrequenza della vena piccola safena perché il calore che si libera con la radiofrequenza potrebbe provocare un’irritazione ad un nervo che si trova vicino alla vena piccola safena che controlla la sensibilità.

L’irritazione di tale nervo può provocare sensazione di dolore puntorio o come di scosse elettriche alla gamba, non pericolose ma sicuramente fastidiose.

 

Indicazioni per il trattamento delle vene varicose con radiofrequenza

Le varici, come già sappiamo, sono definite come una dilatazione permanente delle vene del circolo venoso superficiale, con conseguente ristagno di sangue a livello delle gambe. Le vene colpite da tale patologia sono la vena grande safena (la più frequentemente interessata), la vena piccola safena e i loro collaterali (vene collegate alle safene) che si dilatano dando vita appunto alle varici.

Il ristagno di sangue è in parte responsabile di una serie di disturbi o sintomi che si accompagnano alle varici. I sintomi più frequenti sono:

  • Sensazione di pesantezza, calore e a volte dolore alle gambe;
  • Crampi notturni;
  • Gonfiore delle caviglie, maggiore alla sera;
  • Prurito alle gambe;
  • Formicolio alle gambe.

Il trattamento con radiofrequenza, in presenza di varici dette sintomatiche, ha lo scopo di evitare il ristagno di sangue, riducendo o eliminando i sintomi. La termoablazione è indicata anche per evitare la comparsa o il peggioramento delle complicanze della malattia varicosa.

Le principali complicanze sono:

  • La formazione di trombi all’interno delle vene dilatate o nelle safene (detta trombosi venosa superficiale ma conosciuta comunemente con il temine di flebite);
  • Alterazioni importanti dell’aspetto della pelle sino alla formazione delle ulcere;
  • La varicorragia, ossia il sanguinamento, solitamente dopo un trauma, delle varici.

Il trattamento con radiofrequenza, chiudendo la vena grande safena ed associato alle varicectomie (asportazione con microincisioni dei collaterali varicosi), evita il rischio di trombosi venose superficiali delle varici.
In caso di alterazioni della pelle, dovute al ristagno di sangue, chiudendo la safena e bloccando quindi il ristagno stesso, riduce il rischio di peggioramento dell’aspetto della cute e di comparsa di ulcere. Infine, in caso di varicorragia, chiudendo la vena grande safena ed eliminando le varici attraverso le varicectomie, si toglie la causa del sanguinamento.

Per ultimo il trattamento con radiofrequanza associato alle varicectomie può essere eseguito per motivi estetici, soprattutto nelle donne giovani.
In tal caso, occorre però ricordare che qualunque trattamento della malattia varicosa, non eliminando la causa delle varici (essendo essa non nota), non può in alcun modo impedire la ricomparsa a distanza di tempo delle varici stesse.

Prima di eseguire il trattamento della vena grande safena con radiofrequenza è necessario eseguire un esame Ecodoppler venoso degli arti inferiori per escludere la presenza di una eccessiva tortuosità della vena grande safena che impedirebbe alla sonda di muoversi correttamente.

 

Come avviene il trattamento con radiofrequenza delle vene varicose

Per eseguire il trattamento con radiofrequenza, è necessario identificare, attraverso l’esame Ecocolordoppler, la vena grande safena al di sotto del ginocchio. Poi si inserisce, attraverso una microincisione o una puntura, un catetere all’interno della vena. Sotto controllo Ecodoppler si fa risalire il catetere, sempre all’interno della safena, sino all’inguine, zona in cui la safena si getta nel circolo venoso profondo nella vena femorale. Poi il catetere, rilasciando calore, viene tirato indietro lentamente sino al suo punto di ingresso, posto sotto al ginocchio, secondo dei tempi ben precisi. Se necessario poi verranno eseguite delle varicectomie.

Alla fine, verrà applicata una calza elastica o un bendaggio. L’intervento viene eseguito in anestesia locale. L’anestetico viene iniettato attorno alla vena lungo tutto il decorso della stessa (si parla di anestesia per tumescenza). Nel caso in cui la safena sia molto superficiale, per evitare eccessivi arrossamenti o danni alla pelle dovuto al calore liberato dal catetere, potrà essere necessario iniettare dell’anestetico aggiuntivo sopra la vena per aumentare la distanza tra la pelle e la safena.

Radiofrequenza delle vene varicose: cosa accade dopo l’intervento

Una volta terminato l’intervento verrà applicata una fasciatura o vi verranno fatte indossare delle calze. Ciò serve soprattutto per ridurre la formazione di lividi ed evitare che l’arto diventi edematoso, ovvero si gonfi.

Dopo pochi minuti dalla fine delle procedure è possibile riprendere a camminare e dopo alcune ore è possibile ritornare a casa.

Prima delle dimissioni vi verranno consigliati dei farmaci antidolorifici per controllare il dolore.

Solitamente dopo circa una settimana verrà eseguita la prima visita e il primo Ecodoppler di controllo per confermare la chiusura della vena grande safena.

Il ritorno al lavoro, salvo attività particolari, avviene dopo pochi giorni dall’intervento.

Complicanze della radiofrequenza

La presenza di eritema (arrossamento della pelle) lungo il decorso della vena grande safena è una complicazione normale che scomparirà in pochi giorni. Ciò è dovuto ad una reazione della pelle dovuta al calore liberato dal catetere. In alcuni casi vi verranno consigliate delle crema per ridurre l’eritema. Solo in rari casi potrà verificarsi una vera e propria ustione della pelle.

La presenza di dolore, solitamente non importante, è una cosa normale ed è dovuto ad una reazione infiammatoria dei tessuti attorno alla vena provocata dal calore. Attraverso l’uso di antidolorifici il dolore è solitamente ben controllato.

La formazione di lividi ed ematomi è modesta, con risoluzione degli stessi in poche settimane.

Il rischio di sviluppare una trombosi venosa profonda, ossia un’occlusione delle vene del circolo profondo, che costituisce la complicanza più temuta e pericolosa, è estremamente basso. Il fatto di riprendere precocemente a camminare e l’applicazione del bendaggio o delle calze elastiche, riduce ulteriormente questo rischio.

Risultati della radiofrequenza per le vene varicose

I dati riportati la letteratura riportano percentuali di chiusura della safena vicini al 100%. Occorre però precisare che ottenere una chiusura immediata della safena non garantisce che questa rimanga chiusa per sempre. Infatti, la percentuale di ricanalizzazione della stessa è del 20% nei mesi ed anni successivi.

Inoltre, ottenere la chiusura della safena non significa ottenere un adeguato risultato clinico, per cui è fondamentale eseguire le varicectomie o legare altre vene incontinenti se necessario.

 

Domande frequenti sulla radiofrequenza per le vene varicose

D: Tutti i pazienti con insufficienza della vena grande safena possono essere trattati con la metodica ablativa con radiofrequenza?

R: No. Per poter utilizzare tale tecnica è necessario che la vena grande safena non sia troppo tortuosa perché il catetere potrebbe non passare attraverso la vena dal ginocchio fino all’ostico safeno-femorale. È importante eseguire un EcoColorDoppler venoso per valutare il calibro e lo stato della vena prima del trattamento.

D: Il trattamento ablativo con radiofrequenza è pagato dal Sistema Sanitario Nazionale o bisogna pagare l’intervento?

R: Il trattamento con radiofrequenza è una procedura rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale. Al massimo si deve pagare, in alcune regioni, un ticket come avviene anche per l’intervento chirurgico tradizionale di safenectomia.

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